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1 May 2007, 16:18
Messaggio
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COLONNA del Forum ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 3619 Iscritto il: 22-March 03 Da: Sardegna ( Ca ) Utente Nr.: 197 |
Questa è una storia d’amore. Di una ragazza dalla splendida voce con il suo pubblico, e di quella stessa ragazza con una meravigliosa città affacciata sul mare.
Giulia Ottonello - foto A. Pinna Mentre preparo le domande per l’intervista, mi torna alla mente la prima volta che l’ho vista sul piccolo schermo, questa giovane attrice e cantante con un incredibile talento. Era un sabato pomeriggio, la trasmissione era Amici di Maria De Filippi, e per il meccanismo del programma l’ultimo classificato in termini di gradimento da parte del pubblico a casa doveva sostenere un esame in tutte le materie (danza, canto e recitazione). E l’ultima in classifica era risultata questa diafana ragazza con una enorme massa di capelli rossi ed un’aria un po’ svagata, che rispondeva al nome di “Giulia Ottonello, di Genova, cantante”. È stato amore a prima vista. Prima ha recitato con un’aria indifesa e gentile una poesia di Fernando Pessoa che parlava di lettere d’amore per poi, subito dopo, cantare meravigliosamente bene un classico come “People” facendolo tutto suo. È così, sempre con un’aria indifesa e svagata, che quella strana ragazza che sembrava una principessa fuori dal tempo ha saputo conquistarsi immediatamente tutto il pubblico, in studio ed a casa. Tanto che dal sabato successivo si è piazzata stabilmente in cima alla classifica, e da stravincere - mesi dopo - la finale. Ora Giulia è in tournée con uno spettacolo della Compagnia della Rancia nel suo primo ruolo da co-protagonista, ed è buffo vedere ogni sera una grande moltitudine di bambini (che la amano molto) aspettare Giulia dietro le quinte per essere rassicurati sul fatto che non si sia tagliata i lunghi capelli da principessa, visto che le esigenze di scena richiedono l’uso di una parrucca a caschetto. Cantando sotto la Pioggia sta riscuotendo un grande successo. Come è nata l’idea di partecipare a questo musical teatrale nel ruolo che fu addirittura di Debbie Reynolds? Dopo “Amici” ho fatto varie cosine, sempre in tv, tutte divertenti ed interessanti. Ma io nasco come cantante, e la cosa che mi ha fatto più piacere è stato una importante casa discografica, mi offrisse un contratto. Ecco, Saverio Marconi ha contattato la casa discografica e attraverso loro mi ha fatto avere questa proposta. Mi è sembrata un’occasione bellissima, e non ci ho quasi pensato su per accettare: giusto il tempo di accordarci e definire le cose. Com’è stato lavorare con due grandi nomi come Raffaele Paganini e Saverio Marconi? Giulia Ottonello - foto A. PinnaSicuramente come debutto non potevo chiedere di meglio! Credo davvero che Saverio Marconi rappresenti il musical in Italia, e come se non bastasse Raffaele Paganini è una vera colonna dello spettacolo italiano! Ho avuto parecchie farfalle nello stomaco quando ho iniziato a provare, lo ammetto, anche perché reduce da una esperienza veloce e fortunata come Amici, mi sono trovata ad appena vent’anni a lavorare con dei veri mostri sacri, con delle carriere importantissime. Non potevo evitare di chiedermi cosa avrebbero potuto pensare di me... Ma sia l’uno che l’altro sono persone splendide che mi hanno aiutata moltissimo, e l’intera compagnia è fatta di gente meravigliosa e piena di talento con cui è un gran piacere lavorare. La scuola di Amici ti ha regalato una grande notorietà. Oltre a questo cosa ti è rimasto di quell’esperienza? È stata di certo una esperienza fondamentale, una vera svolta di vita che mi ha dato tantissimo sia umanamente che professionalmente. E la rifarei, in ogni momento. Anche perché, se è vero che tutto si svolgeva in uno studio televisivo, quei tempi così veloci ti insegnano a reagire ed interagire in maniera istintiva ma al tempo stesso “ragionata”. Certo, il contatto, l’energia che il pubblico riesce a trasmetterti a teatro è un’altra cosa. Non c’è “filtro”, è tutto molto più immediato. Che progetti hai per il futuro dopo il musical? Credo proprio che nel 2005 finalmente partirà anche la mia carriera di cantante solista. C’è voluto un po’ di tempo perché fare delle cover di canzoni famose, come facevamo ad Amici, è abbastanza facile: si trattava solo di adattarle ed interpretarle in chiave personale, mentre scegliere pezzi inediti da incidere, per un cantante, è sicuramente una operazione molto più delicata che richiede del tempo. Spero che le persone che mi hanno conosciuta ed apprezzata mentre cantavo Memory o Maledetta Primavera in televisione siano piacevolmente sorprese da quell’inedito lato di Giulia che apparirà quando sentiranno il repertorio che abbiamo scelto. Mi auguro pensino sia valsa la pena di aspettare. Raccontami adesso la tua Genova. Che città è, qual è il carattere dei suoi abitanti? Argomento delicatissimo questo. Io sono genovese, e mi sento davvero molto genovese, ma so che ci sono altre persone, anch’esse nate e cresciute lì, che la conoscono meglio di me. O per lo meno che ne hanno una visione diversa, che non la vivono come la vivo io. Proverò a spiegarmi meglio, ma è molto difficile spiegare le sensazioni che questa città riesce a dare. Ho sempre pensato che per chi è nato a Genova, non importa quanto lontano viaggi, prima o poi c’è un momento in cui sente la necessità di tornare a casa. Non so se capita per tutte le città natali, ma per Genova assolutamente sì. Perché è una città strana, che ti procura sentimenti forti anche se a volte in forte contrasto. Ne ami moltissimo alcuni aspetti e ne odi altri. Sono felicissima che ora stia vivendo una stagione in cui le sue bellezze sono valorizzate, che sia diventata la Capitale Europea della Cultura, che le sue attrattive vengano promosse in tutto il mondo, e ne sono felice perché c’è stato un periodo, quando ero bambina, in cui tanti angoli erano dimenticati, si perdevano, ed io la odiavo. Ma in realtà odiavo quello che le stava capitando e le stavano facendo. Come viene vissuta dai giovani? Genova è una città che cresce, continuamente. Ed anche per i giovani ora stanno creando occasioni che magari prima non c’erano per dar loro modo di esprimersi con l’arte, le avanguardie o la cultura. Certo, malgrado tutto per certi aspetti resta ancora “ai margini” e se vuoi fare qualcosa di più, se hai un sogno da inseguire allora è necessario uscire e confrontarsi anche all’esterno e diventare cittadino del mondo. Ma come dicevo prima, per quanto lontano tu vada, te la porti comunque dentro. Adesso vorrei chiederti del rapporto tra Genova e la musica. Da Paganini ai Matia Bazar, passando per De André, Tenco, Lauzi, Bindi e tutta la scuola dei cantautori: i giovani che come te sono musicisti, sentono il peso di questa eredità? Sarebbe impossibile non sentirla. Però (e quello che dico va preso con le pinze perché c’è sempre la possibilità che io non abbia capito niente della vita) il genovese tipico è una persona che sa di essere ricca proprio per questa eredità, e per tutte le altre che la nostra città porta in dote e che gli restano dentro. Genova ed i genovesi, in generale mi danno questa sensazione: non sentono davvero la necessità di condividerlo con l’esterno se non quando è proprio… strettamente necessario. De André per esempio riusciva a mettere tutte le storie che voleva raccontare, tutte le sue emozioni e sensazioni nelle canzoni che scriveva e poi per il resto era una persona molto discreta. Genova è così: tutta poesia. è una malinconia serena che devi cercare e che poi ti accompagna, dove non c’è nulla di ostentato, ma piuttosto di nascosto. Le sue bellezze vengono mostrate solo quando è il momento opportuno. Ecco, magari pensando a tutti quegli anni in cui Genova sembrava andare un po’ alla deriva, forse i genovesi in quel caso hanno aspettato un po’ troppo… L’angolo più romantico, la tipica passeggiata da innamorati? Ho tante fotografie nella mente di angoli bellissimi, ma non posso indicarne uno in particolare. Quartieri che hanno mantenuto la loro aria originale come Boccadasse, Nervi… dovunque in giro per la città puoi imbatterti in uno di quegli angoli, basta che ci sia anche solo un po’ di mare. Perché il mare, per via del porto, non è sempre bellissimo o praticabile, e quindi te lo devi cercare, magari spostandoti anche un po’. Quello stesso porto che perciò “odiamo” ma che alla fine ci ritroviamo comunque ad amare perché è anche responsabile del portare il fascino di posti lontani in una città in cui c’è davvero di tutto. Ci sono vicoli che sembrano un paese del nord-africa, ed altri iper-moderni. Anche geograficamente del resto Genova è tutto ed il suo contrario: si va dalle montagne al mare.Qual è la stagione migliore per una visita? E cosa non può mancare nell’elenco delle cose da visitare per un turista che arriva a Genova? Secondo me, ma è una questione di gusto personale, l’autunno e la fine della primavera sono i momenti migliori. Certo, è carino non perdersi l’acquario, ma per nulla al mondo si dovrebbe evitare il vero centro antico, perché anche se a volte può sembrare un po’ triste è lì che si ritrovano le radici più vere e profonde della città. Pubblicato su reportagesrl.it -------------------- Se coloro che parlano male di me, sapessero cio' che penso di loro, mi giudicherebbero molto peggio! |
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1 May 2007, 18:16
Messaggio
#2
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![]() ONNIPRESENTE ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Gruppo: Members Messaggi: 6056 Iscritto il: 2-February 04 Da: Genoa Utente Nr.: 765 |
Grazie Mone,
per l'articolo postato ed io mi permetto di aggiungerne un altro dello stesso giornalista : """""Dove SiamoPrivacyColophonContattaciArea Riservata HomeChi SiamoClientiBlogMagazineGlossario Home Archivio Magazine Magazine archiviati Una Sirena di nome Giulia Una Sirena di nome Giulia Pagina 1 di 2 Una rassegna stampa importante quella che si è creata attorno al nuovo musical che ha debuttato al Sistina di Roma - un po' come dire il tempio della commedia musicale italiana - con il patrocinio di Pietro Garinei intitolato “Squali – Una storia vera, un sogno”. Una storia magistralmente “inventata” da Alberto Luca Recchi (narrata con Paola Conte), messa poi in scena da Duccio Forzano. Una rassegna stampa che sottolinea la spettacolarità di uno show (che non sfigurerebbe nei migliori teatri di Las Vegas) ed il ruolo centrale che vi hanno le musiche di Massimo Nunzi interpretate da una straordinaria Giulia Ottonello. Ascolto la colonna sonora dello spettacolo e rimango sorpreso dalla difficoltà delle canzoni, che variano dallo swing, al jazz, al grande musical. Con la leggerezza di una sirena (ed era inevitabile, visto che si tratta del ruolo che interpreta) Giulia Ottonello riesce a regalare a quelle note una magia in più. La chiamo al telefono per un’intervista dopo quella che mi concesso un paio di anni fa in cui mi raccontava la "sua" Genova e non posso che iniziare sottolineando la sua bravura. Ci sono artiste con il triplo degli anni di Giulia che avrebbero avuto serie difficoltà a cantare pezzi così difficili e così diversi tra loro. Cos’hai pensato la prima volta che hai sentito le canzoni da interpretare? Non ti ha impressionato che la colonna sonora comprendesse generi tanto diversi? È vero, si tratta di canzoni molto diverse tra loro, ma sono tutte canzoni molto belle. È per questo che, quando mi si è presentata l’occasione di fare “Squali”, certamente la bellezza dei pezzi che avrei dovuto cantare è stata una delle cose che mi ha maggiormente stimolato. Del resto non ho vissuto assolutamente come se fosse uno svantaggio il fatto che si trattasse di generi così differenti in un unico “contenitore”. In fondo erano tutti generi che mi appartenevano ed erano comunque nelle mie corde. In fatto di musica infatti ho gusti piuttosto eclettici: purché siano belle e fatte bene mi piacciono anche cose molto distanti tra loro. Visto che si tratta di brani molto impegnativi, come li affronti a teatro? Sicuramente sono canzoni difficili: quando abbiamo preparato la colonna sonora dello spettacolo in sala d’incisione è stato un gran bel lavoro, ma dopotutto in quella situazione abbiamo avuto modo di farlo con quelli che sono i tempi propri di una registrazione. Certo però che rifare gli stessi pezzi dal vivo giorno dopo giorno è tutta un’altra cosa. Facciamo una media di 8 spettacoli a settimana, e affrontare brani come questi è davvero un’impresa stancante. Perché ogni sera ci devi mettere dentro moltissima energia. Tecnica. Interpretazione. Sì, direi proprio che è tosta (e ride, ndr). L’anno scorso con il fortunatissimo “Cantando sotto la pioggia”, adesso con “Squali”: non hai paura che interpretare pezzi specificatamente “teatrali” possa allontanarti ancora di più da un mercato come quello discografico che è profondamente in crisi e che i più giovani (i tipici acquirenti di cd) possano non riconoscersi, non sentirsi più rappresentati da te? Da un punto di vista strettamente discografico forse sì. Ma è come se questi due aspetti della mia carriera viaggiassero su binari paralleli. In questo momento è innegabile che mi sia più facile rivolgermi al mondo del teatro, e quindi mi dedico a quello che è comunque un aspetto importantissimo del mestiere che mi sono scelta e che mi sta dando molte soddisfazioni. Però la musica resta la mia passione, e proprio grazie ad alcune esperienze negative passate ho scoperto di essere una che non molla. Per cui… non mollo! C’è un qualche progetto discografico in vista allora? Diciamo che c’è qualcosa su cui sto lavorando. Conclusa l’esperienza con la Sugar, ho finalmente trovato una squadra di persone che crede in me e che mi sta aiutando a realizzare quello che è sempre stato il mio sogno fin da bambina. È presto per dire molto di più, ma mi sembra che finalmente ci siano delle belle prospettive. Quindi c’è qualche tua collega stonata e famosa che deve iniziare a preoccuparsi? “Guardate che arriva Giulia”… (Ride di nuovo) Assolutamente no, dopotutto non ho mai voluto essere la brutta copia di nessuno. E nemmeno la “bella copia” se è per questo. Voglio solo avere l’occasione per provare a creare uno spazio che sia solo mio e che mi permetta di esprimermi al meglio. In America o in Inghilterra i talent-show stile “American Idol” hanno lanciato personaggi come Anastacia, Jennifer Hudson, Kelly Clarkson o Will Young. In Italia, malgrado il successone di una trasmissione come “Amici” questo non è capitato. Come mai? Ci sono stati momenti bui in cui me lo sono chiesto anche io. In fondo “Amici” ha proposto al grande pubblico in questi anni molti talenti, eppure nessuno di noi ha ancora effettivamente sfondato nel campo discografico, tanto che è stato inevitabile ad un certo punto chiedersi se non sia stato un errore per la mia carriera iniziare con questo programma. Poi però, a parte tutte le cose bellissime che quella scuola mi ha insegnato umanamente e professionalmente, mi sono anche resa conto che prima di fare “Amici” io ero chiusa nella mia stanzetta e nessuno sapeva che in fondo qualcosa sapevo fare. E quindi pazienza se strada facendo mi è capitato di incontrare qualche discografico che mi guardava con pregiudizio. Sono felice di aver partecipato perché mi ha regalato l’affetto e la considerazione di persone che mi seguono fin da allora. Mi sembra di capire però che ancora adesso ti capiti di essere ricordata solo come la “Giulia di Amici”? In effetti lo dicono spesso. Ma probabilmente è una conseguenza del fatto che si tratta di una trasmissione importante e seguita che non lascia indifferenti. È una di quelle cose che ami o che non sopporti. Ed alla fine mi sono resa conto che il problema non era di Giulia, ma di chi ha una mente piccola come una nocciolina. Riallacciandomi al discorso di prima, quello della crisi del mercato discografico forse, ma dico solo forse, si può azzardare l’ipotesi che questa crisi sia quantomeno peggiorata da chi, dovendo prendere delle decisioni, a volte manca di coraggio. Si producono in massima parte prodotti che ricalcano qualcosa che ha già avuto successo. E questo non investire nelle novità non favorisce certamente la ripresa. Mi ha sempre molto colpito vedere quanto il tuo pubblico ti sia affezionato. Hai più video tu su youtube.com di molti artisti italiani che incidono abitualmente, un sito ufficiale pluripremiato con un grande traffico di visitatori ed un meraviglioso fan-club che si “ritrova” in un forum frequentatissimo . Quanto conta per un artista sentire l’affetto e la vicinanza dei fan? Avere l’appoggio di persone che hanno creduto in me, che mi hanno espresso stima è sicuramente stato un conforto che mi ha aiutata a non mollare. Anche se sono ancora giovane, nella mia carriera ho avuto anche qualche momento buio e di grande tristezza. Li ho potuti affrontare e superare proprio grazie alla consapevolezza che esistevano persone che mi sono rimaste vicine e che continuano a credere in me. Che farai dopo Squali, a tournée conclusa (che si protrarrà fino ad aprile, vedi le date degli spettacoli ndr)? Non c’è dubbio, appena finito Squali mi dedicherò in maniera molto presente a questo benedetto progetto discografico che è stato fin troppo a lungo tenuto nel cassetto. E non c’è dubbio anche che con un mix efficace fatto da tanto talento condito da una buona dose di grintosa determinazione i successi continueranno. In bocca.. allo squalo splendida sirena. Hai finalmente preso “l’onda lunga”. Lucio Leone Immagini cortesia Ral Gruppo: foto squali Alberto Luca Recchi foto di scena Elena Somarè Visitate il sito di Giulia Ottonello Visitate il sito di Squali Acquistate il cd di Squali """""" Come sempre Lucio Leone, anche fan di Giulia, scrive bellissimi articoli su di lei, perchè è un Signor Giornalista di tutto rispetto Teniamo d'occhio il suo sito che potete anche trovare nella mia firma -------------------- |
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